Le prime pitture indiane sono degli affreschi risalenti al II secolo a.C. (fino al VII secolo d.C), e si trovano nelle caverne-santuarie di Ajanta, aventi come tema principale gli insegnamenti del Buddah; qui si ritrovano già i colori forti brillanti e la sinuosità dei corpi che rendono famosa l'arte indiana in tutto il mondo. Altri affreschi nella grotta di Ellora di Badami, mostrano le ninfe celesti che fanno parte dell'iconografia indiana.
Le scritture induiste dicono: “Tutta la vita è una magia di Dio”, per conseguire moksha (la salvezza), e dedicarci a Dharma e Adhyatma, dovremmo prima raggiungere l’appagamento sessuale.
"quando gli dei stessi non possono sfuggire alla rete dell’amore erotico (Kama), come possono farlo i comuni mortali?" recita il Kamasutra. Abbiamo santi e figure mistiche (Purana-Purusha) che hanno peccato, abbiamo saggi che hanno abbandonato i loro anni di rinuncia per una donna bellissima, abbiamo divinità che sono andate a letto con le mogli altrui ecc. Se si dovesse fare un elenco completo, di questi episodi che appaiono nelle scritture indù, per un occidentale si potrebbero superare i confini della vergogna. Se si ammette, però, che il sesso è una parte importante e integrante della vita, si comprende come i mortali debbano sperimentarlo completamente. Solo le perversioni sono escluse.
"... una donna virtuosa è bella, giovane, musicista e danzatrice. Tuttavia è estremamente difficile trovare una donna che sia eccellente in ogni realizzazione di vita". (Yosidupabhoga, il godimento delle donne).
Gli antichi indiani pensavano che l’uso appropriato del sesso fosse un’arte.
Forse è proprio per questo che chiamavano le donne di piacere "artiste".
Nell'india antica le donne del piacere (danzatrici e prostitute) trattavano la loro professione come una forma di devozione a Dio, studiandola e raffinandola proprio come un’arte.
Il Kama Sutra mirava ad aiutare a godere dell'arte del sesso in maniera più profonda, oltre a fornire una descrizione dei costumi e delle pratiche sessuali dell'India di quei tempi. Il Kama (in sanscrito piacere o benessere) non è infatti percepito come un peccato, ma come uno dei quattro scopi della vita (purushartha). Per fortuna la guida del saggio Vatsyayana è arrivata fino a noi nella sua forma integrale ed è generalmente conosciuta come il Kamasutra di Vatsyayana o semplicemente il Kamasutra.
Se nell'Occidente il sesso viene vissuto in modo problematico, in India questi problemi non esistono: poiché dà piacere, si ritiene che il sesso non possa essere condannato né visto come qualcosa di sporco. L'unico aspetto che potrebbe risultare negativo per gli indiani potrebbe essere l'attaccamento al sesso stesso, quando, cioè, si diventa schiavi di esso.
La millenaria cultura indiana ha saputo dare una valenza all'erotismo del tutto estranea all'Occidente. La differenza sostanziale tra le due culture sta nel fatto che il sesso indiano è vissuto come fusione totale con il partner, corpo e spirito, per tutta una vita e oltre, un abbandono completo nella conoscenza dell'amante.
L'atto sessuale indiano nell'antichità viene visto come un rito in senso filosofico-religioso: la donna è il luogo consacrato, il pube è l'altare, i peli sono l'erba, il fuoco è in mezzo alla vagina. La procreazione è un elemento estraneo all'atto sessuale in India, lo scopo è la fusione completa degli amanti.
Si tratta di una ricerca del piacere.
Si tratta di una ricerca del piacere.










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